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Il 25 Novembre
1960 le sorelle Mirabal, mentre si recavano a
far visita ai loro mariti in prigione, furono
bloccate sulla strada da agenti del Servizio
Militare di Intelligenza. Condotte in un luogo
nascosto nelle vicinanze furono torturate,
massacrate a colpi e strangolate, per poi essere
gettate in un precipizio, a bordo della loro auto,
per simulare un incidente. L'assassinio delle
sorelle Mirabal è ricordato come uno dei più truci
della storia dominicana.
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svolta nel 2010

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Inedia
La protesta silenziosa dello sciopero della fame

“Tutto l’Universo si muove in conseguenza a qualcosa
che s’è mosso in precedenza. In effetto di ciò, la [non]
originalità delle idee e delle azioni umane, in continua
evoluzione, pur potendo assomigliarsi non potranno mai
essere quelle stesse”.
Il digiuno è una pratica antichissima. Originariamente
esso costituiva una usanza di carattere
mistico-religioso con la quale le persone intendevano
purificarsi nel corpo per avvicinarsi alle divinità.
Successivamente assunse anche valenza medico-scientifica
e introdotto nella scienza medica con significati e
scopi terapeutici.
In tempi più recenti poi (come ultima risorsa verso la
via della speranza), il digiuno è stato scelto altresì
come forma pacifica nel manifestare proteste legate alla
politica, all’etica, a disagi sociali e quant’altro.
Comunemente detto “sciopero della fame”, questa
forma di digiuno viene intrapresa dai pacifisti che,
invece di armarsi per combattere il “nemico” in
maniera violenta, scelgono di rinunciare di cibarsi,
quindi di sacrificarsi facendo “la fame”,
deperendo dentro se stessi l’aggressività.
Ed è da questo punto cardine che il digiuno, come forma
di protesta, affonda le proprie convinzioni etiche,
morali e socio-culturali.
Astenendosi dall’ingerire il cibo, il protestante
pacifista, oltre a far deperire dentro sé ogni
sentimento di aggressività, porta a conoscenza il suo “nemico”,
che così facendo egli intende porgergli la massima
fiducia che si potrebbe concedere al prossimo, al fine
ultimo di rivoluzionargli la coscienza e “vincere
insieme”. Al “nemico” infatti, il digiunante offre
letteralmente il proprio corpo, che viene di proposito
indebolito con la mancanza del nutrimento, allo scopo di
renderlo inabile a qualunque forma di lotta materiale,
fisica e violenta.
Lo sciopero della fame è per questi motivi la forma
di protesta più altruista e dignitosa in assoluto.
Essa viene consumata silenziosamente senza mai generare
disordine o disagio alla comunità e ciò avviene perché
il digiunante, oltre ad onorare il proprio “nemico”,
si cura di trasferire l’equivalente rispetto alla
collettività. Al contrario di quanto avviene in altri
modelli di rimostranze dove, inevitabilmente, l’intera o
parte della comunità viene coinvolta patendone i disagi.
Nonostante tutti i nobili propositi di questa forma di
protesta, molte persone in Italia hanno la tendenza a
disapprovarla o addirittura ad emarginarla, come se si
trattasse di qualcosa più vicino alla “pazzia”,
alla “patologia”, all’essere “degenerati”
che non a ciò che in realtà rappresenta, ovvero: un
altissimo senso di civiltà, di coscienza interiore e di
appartenenza a quell’unico grande disegno della vita che
include e lega l’un l’altro, ogni essere vivente.
Molto probabilmente questo fenomeno di pregiudizio
sociale è mosso, più che dal buonsenso, dalla scarsa
conoscenza del tema in sé, spesso mascherato dai tabù o
confuso con problematiche individuali per nulla
attinenti al caso specifico, come per esempio possono
essere “l’inappetenza”, “l’anoressia” o
addirittura “il desiderio di suicidarsi”.
È corretto perciò chiarire che nulla di tutto ciò
appartiene al reale significato del digiuno
intrapreso come sciopero della fame e che al
contrario, tale protesta nutre del più alto rispetto
per la vita e per la sua integrale conservazione e
che, cosa molto importante, esso si propone solo per un
determinato numero di giorni e, il più delle volte,
sotto stretto controllo medico.
Esistono comunque casi in cui lo sciopero della fame è
stato causa di morte per alcuni. Casi perlopiù collegati
alla prigionia forzata, dove il prigioniero decide di
non nutrirsi più sino alla morte. Personalmente,
preferisco paragonare questi disperati casi umani alle
semplici Capinere che, una volta catturate ed
ingabbiate, scelgono di lasciarsi morire di fame per
riappropriarsi della loro naturale libertà.
Un
dato socialmente interessante emerge invece dal fatto
che ogni giorno, nella società occidentale perciò anche
in Italia, qualcuno e per differenti motivi, da qualche
parte intraprende lo sciopero della fame. Proteste
importanti che però non godono di alcuna visibilità o
risonanza, poiché nessuno dei mezzi comunicativi (come
giornali o tv), le divulga. Il motivo di questo silenzio
mediatico, specialmente nel nostro paese, risiede
primariamente nel volere politico, una casta poco
attenta ai bisogni del popolo e men che meno propensa a
volersi confrontare con uomini o donne con reali valori
morali, etici e di incorruttibilità. Più di tutto però,
i politici stanno ben attenti a fare in modo che nessuno
di questi casi di sciopero della fame venga sottoposto
all’opinione pubblica, dacché il risveglio delle
coscienze nella popolazione potrebbe certamente
ripercuotersi negativamente contro loro stessi e contro
i loro indegni interessi.
Resta di fatto che solo in questo primo mese del nuovo
anno, nell’intera penisola, isole incluse, sono davvero
molte le persone che hanno deciso di abbracciare il
digiuno come protesta, affamando se stessi in nome di un
ideale, di un diritto mancato, un’ingiustizia, per amore
del proprio paese. E pure gli anni passati sono gremiti
di queste azioni pacifiche di protesta, solo che nessuno
di chi avrebbe avuto il dovere di farlo ha avuto il
coraggio di affrontare l’argomento e renderlo noto.
Qui di seguito alcuni dei casi del momento:
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1) In Sardegna, a metà gennaio ha avuto
inizio uno singolare “sciopero della fame a
staffetta”, per non lasciar morire di fame la scuola
italiana, messa a digiuno dal taglio selvaggio delle
risorse finanziarie. L’iniziativa porta la firma del
Coordinamento precari di Oristano e ha già raccolto
adesioni da tutta la penisola e persino in Grecia.
Al momento hanno aderito: insegnanti precari,
docenti di ruolo, dirigenti scolastici, personale
Ata, studenti liceali e universitari e due sindaci,
quelli di Marrubiu e di Villaverde.
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2) Giuseppe Nobile, delegato Usb (Unione sindacale
di base) della sede Inps del Vco, a Gravellona Toce,
intraprende lo sciopero della fame i primi di
gennaio, per protestare contro i tagli imposti
dal governo Monti.
-
3) Jean Carlo Mattoni, atleta che vive a San
Benedetto del Tronto, ha intrapreso lo sciopero
della fame i primi di gennaio, per problemi
inerenti al proprio lavoro.
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4) A Palermo, Martino Morsello, uno dei capi del
Movimento dei Forconi, il 18 gennaio ha
iniziato lo sciopero della fame per via delle
infamanti accuse di infiltrazioni mafiose tra i
manifestanti del proprio movimento.
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5) A Palermo, Ignazio Cutrò, imprenditore antiracket
e testimone di giustizia, ha intrapreso dal 16
gennaio lo sciopero della fame e della sete
rimanendo fisicamente sotto Palazzo d'Orleans, sede
della Presidenza della Regione, per far sì che
vengano rispettate le procedure ed consentirgli di
avere il Durc (Documento Unico di Regolarità
Contributiva, è un certificato unico che attesta la
regolarità di un'impresa nei pagamenti e negli
adempimenti previdenziali) e poter così tornare a
lavorare.
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6) In Piemonte, Salvatore Grizzanti e Igor Boni, due
giovani impegnati in politica nel partito radicale,
hanno intrapreso lo sciopero della fame nella
prima metà di gennaio, per sensibilizzare
l’opinione pubblica sulle condizioni delle carceri
piemontesi e per chiedere che la Regione nomini un
Garante dei detenuti.
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7) Venezia, Michele Boato, docente di economia,
impegnato contro la nocività dell’industria chimica
e nei movimenti pacifisti, ecologisti, nonviolenti.
Dai primi di gennaio ha intrapreso lo sciopero della
fame perché ha fame di verità sul PAT (Piano di
Assetto del Territorio).
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8) Savio Pagano, giovane artista catanese innamorato
della propria patria, dal 16 gennaio ha
intrapreso lo sciopero della fame per sensibilizzare
la società, ma in particolar modo i giovani artisti,
sugli insormontabili problemi che opprimono il
Paese, rendendo precaria la vita e buio il futuro.
Sara Aguiari
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Presidente Associazione 25 Novembre
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Giornata Mondiale contro la violenza alle donne
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