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Il 25 Novembre
1960 le sorelle Mirabal, mentre si recavano a
far visita ai loro mariti in prigione, furono
bloccate sulla strada da agenti del Servizio
Militare di Intelligenza. Condotte in un luogo
nascosto nelle vicinanze furono torturate,
massacrate a colpi e strangolate, per poi essere
gettate in un precipizio, a bordo della loro auto,
per simulare un incidente. L'assassinio delle
sorelle Mirabal è ricordato come uno dei più truci
della storia dominicana.
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svolta nel 2010

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Eve ed Io

È luogo comune credere che le donne come Eve o me,
insomma donne che hanno subito una qualche forma di
violenza e/o di sopruso, si debbano necessariamente
riconoscere tra loro solo nel dolore o attraverso di
esso. Invece ha sorpreso persino me notare, guardando le
foto che ci ritraggono assieme sorridenti e gioiose, una
sottile somiglianza, una profonda similitudine
probabilmente dettata da una matura consapevolezza di
ciò che ci è successo e ciò che siamo riuscite a
realizzare dopo aver elaborato i nostri rispettivi
traumi. I ritratti rubati dei nostri volti sorridenti,
assumono delle espressioni particolari. Notate i menti
allungati, gli zigomi rialzati e pieni, gli occhi
arricciati ai lati, i nasi che si protraggono al di fuori
delle facce. Non c'è timore a mostrare gli incisivi.
Osservate anche voi e poi traetene le vostre
conclusioni. Io ed Eve ci assomigliamo nella gioia
perchè siamo donne che, nonostante tutto, hanno deciso
di continuare a vivere. Questa scelta ha comportato un
impegno notevole, un rigore di logica, una ricerca di
equilibrio durata certamente anni e forse ancora in
atto. I nostri sorrisi, sono l'esempio concreto che con
l'impegno, la caparbietà, il coraggio e l'umiltà nel
cercare aiuto nelle persone giuste, si può e si deve
uscire dal tunnel della paura che ci paralizza e
distrugge la gioia di vivere. Una donna "violata" vince
la battaglia contro i suoi carnefici, solo quando è di
nuovo in grado di sorridere serenamente.

Di tutte le cose che Eve ha scritto e che ho potuto
leggere ed apprezzare, quella che mi ha più colpita è
scritta nella sua bocca, tra i suoi denti, sulla sua
lingua. Si riassume in un paio di frasi che lei stessa
ha pronunciato, con una tonalità monotonica, all'inizio
della conferenza stampa tenutasi alla Fiera del Libro di
Torino il 15 maggio scorso. "Il mio corpo è stato
torturato e stuprato per anni da mio padre, quando ero
una bambina." Inevitabilmente mi ha invaso un senso
di compassione di solidarietà, ma mi si è anche
materializzata d'avanti agli occhi la visione del
"Pagliaccio" il primo monologo che apre il mio
spettacolo teatrale contro la violenza alle donne. Quel
Pagliaccio patetico, una donna, una bambina, una
bambola... chi delle tre è stata stuprata dal proprio
padre? Di quel monologo non ho mai scritto neppure una
riga, ogni replica inevitabilmente ne cambio le parole,
trasformando la performance in una improvvisazione
continua. Una sorta di teatro "liquido" che proprio per
questo acquista il sapore agghiacciante di un realismo
cinico che zittisce una platea sino a pochi istanti
prima divertita.
Incontrare Eve è un'esperienza forte, una "botta" di
energia positiva della serie: "SI PUO'!" Incontrare Eve
fa riflettere, può significare trovare delle nuove
strade o delle nuove spiegazioni ai fatti tragici della
vita, dell'umanità. Spesso occuparsi del dolore degli
altri diventa il rifugio del nostro dolore. Ascoltare le
pene dei sofferenti allevia un pò la nostra sofferenza,
ma ciò non significa rielaborarla, tanto meno superarla.
Per raggiungere l'obiettivo finale, che è il passo
successivo, bisogna riuscire a "riconnettersi", ovvero,
ristabilire i contatti elettrici tra: mente, spirito e
corpo. Questo è un lavoro su noi stessi che non ammette
estranei. Solo così ci si rimpossessa della propria
anima, il nostro essere supremo.
Grazie Eve per le emozioni che sei riuscita a farmi
provare, perché..."Io sono emozione..." Ho assaporato il
nostro abbraccio come un abbraccio tra "vagine", nemmeno
parlanti, ma urlanti. Due "vagine" che non invocano
vendetta, ma giustizia.
A presto Eve,
Anna Falcone
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