Condividi

Statuto

Consiglio Direttivo

Chi siamo

Programma 2011

Scrivi

Il 25 Novembre 1960 le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio Militare di Intelligenza. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. L'assassinio delle sorelle Mirabal è ricordato come uno dei più truci della storia dominicana. Leggi tutto

Scarica il Giornalino della manifestazione

svolta nel 2010

 

Condividi

Eve ed Io

 

 

 

È luogo comune credere che le donne come Eve o me, insomma donne che hanno subito una qualche forma di violenza e/o di sopruso, si debbano necessariamente riconoscere tra loro solo nel dolore o attraverso di esso. Invece ha sorpreso persino me notare, guardando le foto che ci ritraggono assieme sorridenti e gioiose, una sottile somiglianza, una profonda similitudine probabilmente dettata da una matura consapevolezza di ciò che ci è successo e ciò che siamo riuscite a realizzare dopo aver elaborato i nostri rispettivi traumi. I ritratti rubati dei nostri volti sorridenti, assumono delle espressioni particolari. Notate i menti allungati, gli zigomi rialzati e pieni, gli occhi arricciati ai lati, i nasi che si protraggono al di fuori delle facce. Non c'è timore a mostrare gli incisivi. Osservate anche voi e poi traetene le vostre conclusioni. Io ed Eve ci assomigliamo nella gioia perchè siamo donne che, nonostante tutto, hanno deciso di continuare a vivere. Questa scelta ha comportato un impegno notevole, un rigore di logica, una ricerca di equilibrio durata certamente anni e forse ancora in atto. I nostri sorrisi, sono l'esempio concreto che con l'impegno, la caparbietà, il coraggio e l'umiltà nel cercare aiuto nelle persone giuste, si può e si deve uscire dal tunnel della paura che ci paralizza e distrugge la gioia di vivere. Una donna "violata" vince la battaglia contro i suoi carnefici, solo quando è di nuovo in grado di sorridere serenamente.

 


 

Di tutte le cose che Eve ha scritto e che ho potuto leggere ed apprezzare, quella che mi ha più colpita è scritta nella sua bocca, tra i suoi denti, sulla sua lingua. Si riassume in un paio di frasi che lei stessa ha pronunciato, con una tonalità monotonica, all'inizio della conferenza stampa tenutasi alla Fiera del Libro di Torino il 15 maggio scorso. "Il mio corpo è stato torturato e stuprato per anni da mio padre, quando ero una bambina." Inevitabilmente mi ha invaso un senso di compassione di solidarietà, ma mi si è anche materializzata d'avanti agli occhi la visione del "Pagliaccio" il primo monologo che apre il mio spettacolo teatrale contro la violenza alle donne. Quel Pagliaccio patetico, una donna, una bambina, una bambola... chi delle tre è stata stuprata dal proprio padre? Di quel monologo non ho mai scritto neppure una riga, ogni replica inevitabilmente ne cambio le parole, trasformando la performance in una improvvisazione continua. Una sorta di teatro "liquido" che proprio per questo acquista il sapore agghiacciante di un realismo cinico che zittisce una platea sino a pochi istanti prima divertita.
 

Incontrare Eve è un'esperienza forte, una "botta" di energia positiva della serie: "SI PUO'!" Incontrare Eve fa riflettere, può significare trovare delle nuove strade o delle nuove spiegazioni ai fatti tragici della vita, dell'umanità. Spesso occuparsi del dolore degli altri diventa il rifugio del nostro dolore. Ascoltare le pene dei sofferenti allevia un pò la nostra sofferenza, ma ciò non significa rielaborarla, tanto meno superarla. Per raggiungere l'obiettivo finale, che è il passo successivo, bisogna riuscire a "riconnettersi", ovvero, ristabilire i contatti elettrici tra: mente, spirito e corpo. Questo è un lavoro su noi stessi che non ammette estranei. Solo così ci si rimpossessa della propria anima, il nostro essere supremo.
Grazie Eve per le emozioni che sei riuscita a farmi provare, perché..."Io sono emozione..." Ho assaporato il nostro abbraccio come un abbraccio tra "vagine", nemmeno parlanti, ma urlanti. Due "vagine" che non invocano vendetta, ma giustizia.
A presto Eve,

 

Anna Falcone