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Il 25 Novembre
1960 le sorelle Mirabal, mentre si recavano a
far visita ai loro mariti in prigione, furono
bloccate sulla strada da agenti del Servizio
Militare di Intelligenza. Condotte in un luogo
nascosto nelle vicinanze furono torturate,
massacrate a colpi e strangolate, per poi essere
gettate in un precipizio, a bordo della loro auto,
per simulare un incidente. L'assassinio delle
sorelle Mirabal è ricordato come uno dei più truci
della storia dominicana.
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svolta nel 2010

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Stupro di gruppo
la Cassazione: carcere non
obbligatorio
di Valentina Errante
ROMA - La sentenza è in
punta di diritto, ma così impopolare da avere provocato
una sola, indignata, reazione bipartisan: «aberrante».
Perché da ora in poi, per i componenti del branco, sotto
processo per violenza sessuale, i giudici non saranno
più obbligati a disporre l’arresto e dovranno valutare
misure alternative al carcere. Parola della Corte di
Cassazione che ha recepito, con un’interpretazione
estensiva, una sentenza della Consulta.
Così gli ermellini hanno bocciato un’ordinanza del
Tribunale del Riesame di Roma, che aveva confermato il
carcere come unica misura applicabile per due imputati
accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di
una ragazza del frusinate. Il fascicolo adesso è tornato
ai giudici, perché facciano una nuova valutazione,
tenendo conto dell’interpretazione estensiva della
sentenza della Corte Costituzionale.
Era il 2009 quando il Parlamento, sull’onda di un
diffuso allarme sociale per l’aumento di stupri e
aggressioni ai danni delle donne, aveva approvato una
legge di contrasto alla violenza sessuale. La norma non
prevedeva misure cautelari diverse e meno afflittive
della custodia in carcere, nel caso in cui a carico
dell’indagato ci fossero gravi indizi di colpevolezza e
sussistessero le esigenze cautelari.
Anche nel caso di abusi su minorenni.
Ma un anno dopo, in estate, è toccato alla Corte
Costituzionale occuparsi della vicenda e il
provvedimento non ha passato l’esame: è in contrasto con
gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13
(libertà personale) e 27 (funzione della pena) della
Costituzione, hanno detto i giudici. La Consulta
stabilisce che le misure alternative alla custodia
cautelare in carcere debbano essere valutate
«nell’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici,
in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le
esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre
misure».
Ora la Terza Sezione penale della Corte di Cassazione ha
stabilito che i principi interpretativi fissati dalla
Corte Costituzionale per i reati di violenza sessuale e
atti sessuali su minorenni siano «in toto» applicabili
anche alla violenza sessuale di gruppo, dal momento che
quest'ultimo reato «presenta caratteristiche essenziali
non difformi» da quelle che la Consulta ha individuato
per le altre specie di reati sessuali sottoposti al suo
giudizio.
«Unica interpretazione compatibile» con i principi
fissati dalla sentenza della Corte Costituzionale - ha
concluso l Cassazione - è quella che estende la
possibilità per il giudice di applicare misure diverse
dalla custodia carceraria anche agli indagati sottoposti
a misura cautelare» per il reato di violenza sessuale di
gruppo.
Il coro è unanime: Barbara Pollastrini, del Pd, ex
ministro delle Pari opportunità, commenta: «Una
sentenza lacerante, perché si intuiscono le ragioni
legate agli articoli della Costituzione, ma, per quanto
mi riguarda, questa sentenza stride con quel reato così
disumano e annichilente». E Mara Carfagna, l’omologa
del Pdl, le fa eco: «Una sentenza impossibile da
condividere, contro le donne, che manda un messaggio
sbagliato». Mentre Alessandra Mussolini commenta: «È
aberrante applicare misure alternative al carcere per lo
stupro di gruppo. La Cassazione ha lanciato una bomba ad
orologeria pronta ad esplodere e a depotenziare tale
grave reato. Una donna che vede negato il carcere per i
suoi carnefici subisce una seconda violenza». Per la
deputata del Pd Donata Lenzi «È un'ulteriore spinta
al silenzio per le donne che subiscono violenza»,
mentre Barbara Saltamartini,
vicepresidente del Pdl alla Camera, bolla il
provvedimento come
«aberrante».
Ma non interviene solo la politica, contro la sentenza
della Cassazione scende in campo anche Telefono rosa.
«Un ennesimo passo indietro e a rimetterci è ancora una
volta la parte più debole, ossia le donne vittime di
violenza - commenta Gabriella Moscatelli, presidente
dell’associazione - questa sentenza ribadisce quello che
già nel 2010 la aveva detto la Corte Costituzionale,
concedendo misure alternative a stupratori di gruppo.
Vogliamo ricordare - continua Moscatelli - che questo
reato bestiale segna per sempre la vita di una donna e
che ci batteremo in ogni modo perché ci sia un cambio di
rotta della giustizia italiana. Abbiamo piena fiducia
nel Ministro Severino e siamo certe che lei saprà
ascoltare il grido di dolore e l'indignazione che oggi
ogni donna prova venendo a conoscenza di questo giudizio
della Cassazione».
Fonte della notizia:
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?
id=45014&sez=HOME_INITALIA&npl&desc_sez
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